Pubblicità e disabili, la parola d’ordine è “normalizzazione”

BOLOGNA – La tv italiana non è pronta ad affrontare il tabù della diversità. Lo dice Giovanna Cosenza, docente di Semiotica all’Università di Bologna e esperta di nuovi media e comunicazione. “Le pubblicità che ci vengono presentate a ripetizione ogni giorno seguono sempre i soliti modelli idealizzati e idealizzanti, che non hanno niente a che fare con la realtà […] È chiaro che la pubblicità ha una sua estetica, […] ma non mi dispiacerebbe che la diversità entrasse in gioco in tutte le sue forme, dal colore della pelle a quello degli occhi, fino alla disabilità, insomma che la parola d’ordine fosse ‘normalizzazione'”. Il caso, però, secondo la docente è quasi tutto italiano, visto che all’estero da anni hanno imparato a dare spazio alla diversità. […]

Lo scorso 21 marzo, in occasione della Giornata mondiale sulla sindrome di Down, alcuni famosi marchi italiani e non (Averna, CartaSi, Illy, Pampers, Carrefour, Enel e Toyota) hanno mandato in onda le loro pubblicità in una versione alternativa, sostituendo cioè ai protagonisti persone con sindrome di Down, di tutte le età. L’iniziativa è stata promossa dal Coordinamento nazionale delle associazioni CoorDown, in collaborazione con altri partner. […]

via SuperAbile INAIL, Viaggi e Tempo libero – Diversità in tv, il docente: “La parola d’ordine è normalizzazione”.

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