Pubblicità, possiamo vivere senza?

POTATO PIE BAD BUSINESS

Sembrano passati secoli da quando, nel 1961, un certo Silvio Berlusconi si laureava in Giurisprudenza con una tesi dal titolo “Il contratto di pubblicità per inserzione”.

Dapprima fu l’informazione, fu il “quarto potere” a dettare legge; la pubblicità, al fine di raggiungere i vasti orizzonti di cui necessitava per essere efficace, le si mise in scia, le si accompagnava come un fedele canino apparentemente innocuo. Ma, come tutti i ciclisti sanno, colui sta dietro non si limita a seguire, bensì osserva, studia i movimenti, raccoglie le forze e, con estrema pazienza e ponderatezza, attende il momento più adatto al sorpasso.

Non più dunque, oggi che il sorpasso è avvenuto, un’informazione fine a se stessa, o al massimo finalizzata al suo ruolo sociale, ma, piuttosto, un’informazione al servizio della pubblicità. Un’informazione narcisistica ed esibizionista, che come unico scopo ha quello di mostrarsi bella per farsi portare fuori a cena (e magari…

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